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G.A.D.A. (Grande Anello Di Arquata – completo)

TRISUNGO – FAETE
Si tratta di un antico tracciato poi reso via carrabile (successivamente dismessa): la larghezza dello stesso, infatti, in alcuni tratti raggiunge i 6 metri, rendendolo pertanto percorribile con le ciaspole durante l’inverno e, per via della scarsa pendenza, risulta essere adatto anche alle mountain-bike.
L’ingresso di Trisungo si trova nella parte più alta del paese, sul lato opposto rispetto al cartello informativo #Camminarquata installato lungo la SP 20 (Trisungo-Colle d’Arquata).
Imboccato qui il sentiero che sale (indicato anche da una freccia segnaletica in legno), appunto, in direzione di Faete, si incrocia una volta la S.P. 20 e, proseguendo, si esce poco prima della Chiesa di San Matteo, giungendo a Faete nelle vicinanze del campetto sportivo.

FAETE – SPELONGA
Partendo da Faete, l’ingresso si trova nei pressi dell’antica Chiesa di San Matteo (vicino al campetto sportivo), attraversa un magnifico castagneto secolare che in un punto si apre con una panoramica sulla parte di Arquata capoluogo e la sua Rocca che hanno stoicamente resistito ai terribili eventi sismici. Dopo un tratto pianeggiante, a circa metà del percorso, si giunge ad un bivio: è necessario voltare a sinistra per risalire in direzione Spelonga, affiancando magnifici muretti a secco.

SPELONGA – CHIESA MADONNA DEI SANTI – MONTE COMUNITORE – COLLE D’ARQUATA
L’itinerario inizia da Spelonga: partendo dalla Chiesa di Sant’Agata, nel cuore del paese, e svoltando dalla piazza a sinistra, si sale fino alla parte alta del paese e permette di godere allo stesso modo delle spettacolari vedute offerte da questo itinerario.
Partendo da Spelonga si raggiunge a piedi, nella parte più alta del paese, la chiesetta di S. Emidio (ca. 970 m).
Prendere l’evidente mulattiera che ha inizio davanti al fontanile addossato alla parete sn. della Chiesa. Dopo un breve tratto (10 min.) nei pressi del serbatoio dell’acquedotto (Le Schiarezze) si incontra la convergenza di due sterrate con una mulattiera al centro; proseguire per quest’ultima, larga e lastricata da grosse pietre. Si attraversa un primo fosso, poi un altro (Fosso delle Fonticelle) quindi si arriva al limite del grande bosco di castagni (Le Macchie) inciso da un altro fosso, quasi sempre in secca (Fosso della Portella).
Si prosegue nel bosco dove la sempre evidente mulattiera va leggermente in discesa fino ad incrociare dopo 5-600 m una pista che risale sulla destra. Proseguire per questa, incontrandone poco dopo un’altra, che si segue verso destra fino a giungere dinanzi alla Chiesa della Madonna dei Santi (1128 m, 0,45 ore), gioiello incastonato nella quiete di castagneti secolari e tuttora meta dei paesani a Ferragosto, che poi pranzano all’aperto nel fresco del bosco.
Risalendo il sentiero si giunge al bivio della strada brecciata ove la mulattiera che troverete a sinistra conduce al Monte Comunitore (1695 m) mentre, scendendo verso destra, si torna sulla SP Trisungo-Colle d’Arquata.
Proseguendo, appunto, sulla sinistra verso il Comunitore, il paesaggio cambierà lentamente affacciandosi sulla catena dei Monti Sibillini ed in particolar modo verso il Monte Vettore, il più alto con i suoi 2.478 m., regalando uno spettacolo unico ed emozionante.
Raggiunto il Comunitore, aggirare il monte scendendo in direzione Sud e raggiungendo così l’evidente mulattiera che, dopo un paio di brevi tornanti, vi permetterà di ricongiungervi con il “Sentiero Italia”.
Proseguire seguendo la segnaletica del S.I. che vi farà scendere prima lungo il fosso scavato dal torrente Vargo e, successivamente, tra le spettacolari manifestazioni di pietra arenaria che vi condurranno fino alla Chiesa della Rocchetta, situata in posizione panoramica a 1108 m sul Monte Rocca.
Da lì scendere i tornanti della costa che vi condurranno agevolmente fino a Colle d’Arquata.

COLLE D’ARQUATA – GRISCIANO
L’ingresso dal lato di Colle dell’itinerario proposto parte circa 2 km dopo la frazione stessa (lungo la S.P. 20 “Trisungo-Colle”) in direzione Spelonga, dove l’inizio del tracciato è indicato da una freccia informativa, nei pressi di alcune stalle provvisorie.
Da lì parte il sentiero che per i primi cento metri circa è in comune con quello che conduce a Pescara del Tronto, dal quale successivamente si differenzia in quanto quello per Pescara risale a destra nei pressi di un bivio, mentre quello per Grisciano prosegue dritto. Da questo incrocio è possibile altresì ammirare le vette più alte del Comune di Arquata, nonché tra le maggiori di tutto questo lembo di Appennino: il Monte Vettore in direzione nord (2478 m) e il Pizzo di Sevo a sud (2419 m).
Da qui il percorso prosegue scendendo nel bosco, nel quale è possibile orientarsi seguendo la segnaletica orizzontale.
Lungo il sentiero gli escursionisti potranno apprezzare alcuni muretti di fattura ben diversa rispetto a quelli di contenimento (anch’essi spesso presenti su questo itinerario): trattasi infatti di muretti di segnalazione dell’antico confine tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio.
Si segnala agli escursionisti meno attenti che il sentiero, una volta uscito dal bosco e allungatosi nei pressi di una radura, rientra successivamente nel bosco sulla sinistra, dove la segnaletica orizzontale indica il punto esatto di ingresso. In questo tratto, infatti, viene spontaneo mantenersi lungo il tracciato più ampio che invece porta ad una fontana in cemento priva di acqua.
Una volta imboccato questo ingresso, il percorso scende fino alla frazione di Grisciano (Accumoli, RI), dopo aver attraversato bellissimi resti di muretti a secco, per poi seguire in piano la strada che diventa brecciata ed agevole, fino ad uscire nei pressi del ponticello sul torrente Chiarino.

GRISCIANO – TUFO
Si attraversa la SS Salaria raggiungendo la fermata del bus nei pressi della quale è presente un ponte pedonale sul fiume Tronto.
Attraversato il ponte, occorre seguire la strada asfaltata SP 129 (chiusa al traffico in attesa dei lavori di ripristino post-terremoto) lasciando i campi di calcio sulla sinistra.
Dopo circa 300 m dal ponte occorre deviare all’improvviso a destra, risalendo il tracciato indicato da una palina (la quale in alcuni casi può risultare coperta dalla vegetazione). Risalendo detto tracciato si evita, infatti, di percorrere il lungo tratto di strada asfaltata risparmiando così circa 1 km.
Raggiunta di nuovo la SP 129, si prosegue per altri 200 metri per rientrare più avanti nel bosco a sinistra, risalendo per 1 km attraverso i castagneti centenari del Colle Rapino.
Si raggiunge così il bivio tra il “Sentiero Italia” e il “Cammino nelle Terre Mutate”, indicato da un palo con 3 frecce e relative indicazioni.
Lasciare, appunto, il S.I. e imboccare il C.T.M. sulla destra: da qui in poi la strada è una comoda mulattiera brecciata che scende fino alla frazione di Tufo, dove si arriva dopo circa 1 km attraversando nel finale un piccolo ponticello sul Rio Capodacqua.

TUFO – PESCARA DEL TRONTO (Paese storico)
Usciti dal paese si prosegue per circa 100 m lungo la SP129, dove occorre imboccare il piazzale in terra battuta sulla destra, indicato dalle frecce, scendendo così verso il basso seguendo la segnaletica.
Appena entrati nel bosco, comincia il sentiero vero e proprio, che risulta evidente all’imbocco sulla sinistra in quanto caratterizzato dalla presenza di un meraviglioso muretto a secco. Questo tratto boscoso iniziale di 300 m in leggera discesa presenta però anche una costante ricrescita di erba (in particolare fare attenzione all’ortica nel periodo estivo).
Alla fine della discesa, procedendo dritto (in direzione est) si arriva nella spettacolare pianura denominata Campi di Sotto.
Si avanza per circa 400 m in direzione est, fino ad incontrare un muro a secco di epoca preromana alto circa 1,5/2 m sulla vostra sinistra, ai margini del bosco.
Durante l’attraversamento dei Campi di Sotto alla vostra destra scorrerà il Rio Capodacqua, affluente del fiume Tronto, che invece si può incrociare alla fine della pianura.
Una volta raggiunto il muretto di epoca preromana, si avanza leggermente prima di voltare a sinistra, dove si entrerà nel canyon di arenaria della “Vena dei Corvi”.
Si risale il canyon e, alla fine dello stesso, si segue la traccia che entra nel bosco, in alcuni tratti mantenendosi in leggera pendenza.
In alcuni punti sarà possibile ammirare panoramiche sulla Vallata del Tronto, spaziando da Grisciano fino all’area SAE e zona industriale di Pescara del Tronto.
Proseguendo si supera un fosso (privo di acqua) e si procede sempre lungo la striscia nel bosco, fino ad arrivare ai margini del bosco dove si incrocia una strada brecciata che collega la Salaria Nuova (SS4) a destra e la SP 129 a sinistra.
Ignorare la brecciata e proseguire dritto, dopo aver voltato leggermente a destra, per imboccare una strada sterrata sulla sinistra che vi condurrà, dopo circa 300 m, di nuovo sulla SP 129, circa 700 m prima di Pescara del Tronto (il paese storico, non l’area SAE).

PESCARA DEL TRONTO – “LA BOTTE” – CAMARTINA – PRETARE
Il sentiero parte dal paese di Pescara del Tronto, lungo la vecchia Salaria (SP89), più precisamente dal cimitero del cimitero del paese e dalla Cappelletta dedicata alle vittime del sisma del 24 agosto 2016, ai piedi del viadotto delle “Tre Valli Umbre”.
Risalendo l’evidente strada brecciata si superano diverse tartufaie presenti su entrambi i lati, e dopo circa 1 km si attraversa un quadrivio.
Attenzione: a questo punto occorre proseguire dritto, ignorando la strada costruita dal Consorzio Idrico Provinciale con i lavori in corso per realizzare il nuovo acquedotto antisismico.
Purtroppo però l’ingresso del sentiero risulta attualmente essere stato parzialmente divelto dai lavori in corso che hanno creato un salto di circa 3 m. Il tracciato verrà ripristinato dallo stesso Consorzio a conclusione dei lavori stessi (si stima entro il 2020).
Perciò, per poter proseguire lungo la strada brecciata, si consiglia di voltare a destra e trovare un punto adatto per salire la costa rientrando così sul sentiero.
Rietrati sul sentiero, si continua a salire e dopo circa 1 km si supera con la dovuta attenzione una paleofrana che apre una spettacolare panoramica sui Monti della Laga e le frazioni di quel versante del Comune di Arquata: Faete e Spelonga.
Dopo circa 2,7 km dalla partenza, il percorso svalica dal versante di Pescara verso quello di Arquata capoluogo, ricongiungendosi al sentiero 104 che scende verso la vena dei Corvi (945 m), attraversando castagneti secolari, fino a raggiungere un bivio. Proseguendo verso destra, si va in direzione del ripetitore e, quindi, di Arquata capoluogo (zona rossa – accesso vietato). L’escursionista, invece, dovrà prendere a sinistra proseguendo così in direzione Pretare.
Circa 600 m. dopo il bivio, la strada comincia a salire leggermente fino ad arrivare, dopo un paio di tornanti, ad un’area pic-nic, ideale per una sosta, nei pressi della fonte denominata “la Botte” (situata poco distante, a circa 30 metri di distanza, dall’evidente cartello) a 1000 m. esatti di altitudine. Questa sorgente anticamente era quella che riforniva l’acqua ad Arquata capoluogo, prima della costruzione dell’acquedotto del Pescara.
L’itinerario prosegue fino ai ruderi dell’antica “Casa del Conte Gallo” per poi giungere ad un bivio: scendendo verso destra si va in direzione Camartina, prendendo il Sentiero 103.
Occorre invece proseguire dritto, continuando in direzione Pretare.
La strada continua a salire con leggera pendenza, permettendo ampi scorci sui Monti della Laga, mentre ci si avvicina sempre di più alle scenografiche pendici del Monte Vettore (2478 m).
A circa 7 km dall’inizio del percorso, ad un’altezza di m 1220, una curva a gomito mostra sulla sinistra il bivio in direzione di Fonte Cappella, altra possibile sosta.
Proseguendo lungo il tracciato, si giunge infine in località “Picchio 7” (1280 m), spettacolare balcone naturale sulla Vallata del Tronto e sulle catene circostanti, in passato utilizzato come punto di avvistamento antincendi (da cui il nome).
A questo punto il sentiero sbocca sulla strada SP89 prima di rientrare, poco più avanti sulla sinistra, di nuovo nel bosco, attraversando la Pineta di Pretare e poi riscendendo lungo il sentiero delle Veticare.
Prima di giungere a Pretare si passa a fianco di una antica fornace.

PRETARE – PIEDILAMA
In attesa del recupero del sentiero storico, occorre percorrere la SP89 che in 1 km collega le due frazioni.

PIEDILAMA – BORGO D’ARQUATA
Da Piedilama (818 m), si entra nel paese evitando accuratamente la zona rossa (seguire traccia GPS) e, una volta usciti, mantenere la destra sia al primo che al secondo bivio.
La mulattiera inizia a salire per paio di km in direzione del Colle Forcella che, una volta raggiunto, regala numerosi spunti panoramici sulle catene circostanti, con lo sguardo che spazia dal Vettore (2478 m) a nord, il re dei Sibillini, fino al Pizzo di Sevo a sud (2419 m), in direzione dei Monti della Laga.
Dopo un breve tratto pianeggiante, il tracciato inizia a scendere e, dopo un tratto privo di bosco, si rientra nello stesso finché non si giunge ad un bivio: per proseguire verso Borgo occorre voltare a sinistra, continuando a scendere la costa della Pisciallonga.
Da qui la strada non è più la comoda mulattiera da trattore ma un vero e proprio tracciato nel bosco, che passa sulla sommità della Macchia di San Pietro scendendo prima lentamente, e poi in maniera più ripida fino a ricongiungersi con una strada brecciata.
Da qui scendendo a sinistra si andrà verso Borgo di Arquata, mentre per raggiungere Trisungo occorre prendere a destra, dove la mulattiera continua a salire leggermente.

BORGO D’ARQUATA – TRISUNGO
Dal bivio si prosegue in direzione Trisungo lungo la mulattiera per altri 150 metri circa fino a raggiungere il punto panoramico più alto, nei pressi di un vecchio trattore non funzionante, parcheggiato ai piedi di un grosso albero, con una bella vista sul versante boscoso dei Monti della Laga.
Da qui, con in fronte Picco di Macina, la montagna che sovrasta Trisungo, comincia la discesa proseguendo lungo l’evidente mulattiera che raggiunge un campo di fieno. Mantenersi lungo il bordo destro del campo, seguendo la vecchia staccionata (in buona parte ricoperta dai rovi) per circa 150 metri, fino a trovare una varco aperto della staccionata (venuta giù) che vi permette di scendere ulteriormente verso il basso, lasciando il campo.
Circa 50 metri dopo il tracciato abbandona la radura ed entra nel bosco, scendendo a zig zag tra gli alberi.
Seguire l’evidente percorso che prosegue all’ombra dei cerri raggiungendo degli orti nei pressi del Fosso della Madonna delle Grazie.
Continuare a scendere fino a trovare sulla destra l’edicola sacra dedicata alla Madonna delle Grazie (patrona di Trisungo) e San Francesco (patrono di Borgo di Arquata), benedetta in data 26.07.2020 e arrivare, 50 metri più sotto, nella frazione di Trisungo.

Si avvisano gli escursionisti della possibilità che alcuni tratti dei sentieri non risultino talvolta adeguatamente ripuliti (specialmente per via della ricrescita della vegetazione) e/o non adeguatamente segnati. “Arquata Potest” si scusa per eventuali disagi specificando in ogni caso che NON RISPONDE DI ALCUN TIPO DI RESPONSABILITA’, che rimane in via esclusiva in capo ai singoli escursionisti e frequentatori dei sentieri in questione.

Distanza: 45 km

Dislivello: 1076 m

Quota minima: 633 m

Quota massima: 1709 m

traccia GPS