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ANELLO DI COLLE D’ARQUATA
(COLLE – EREMO DI SANT’AMICO – Oasi WWF LAGO SECCO – COLLE) 

DOVEROSA PREMESSA:
– Questo anello è uno degli itinerari più complessi tra quelli proposti.
Si sottolinea, a maggior ragione, la necessità di utilizzare la traccia GPS, sia perché la segnaletica non è presente su buona parte del percorso, sia per via della difficoltà di alcuni passaggi dello stesso.
– A Colle d’Arquata non prende la linea telefonica (funziona solo TIM): raccomandiamo pertanto di scaricare la traccia GPS prima di arrivare a Colle (fino al paese precedente, Spelonga, la linea telefonica funziona bene).

L’anello che vi proponiamo, paradiso per le mandrie di bovini che vi pascolano tranquillamente, nasconde tra le macchie gli unici tre laghetti del gruppo e tutta una serie di stagni in cui vivono i tritoni (crestato, alpestre, punteggiato). Piacevolissimo è vagabondare alla ricerca di questi specchi d’acqua con immersa la loro tipica vegetazione in questo anfiteatro, tutto prati e macchie, vallette e fossi modellati dall’antico ghiacciaio, dove l’acqua esce abbondante dalle “vene” della montagna che la sovrasta (appunto il Monte le Vene).

Tempo salita: 3 ore
Tempo discesa: 2 ore

 

ITINERARIO:
il tracciato parte da Colle d’Arquata, più precisamente dai pressi del Ponte “Ramazzotti” (dove è anche possibile parcheggiare il mezzo), il quale collega questa frazione con quella di Poggio d’Api (comune di Accumoli, RI).

Dal ponte, nei pressi del lato sinistro, seguire la breve rampa in cemento che scende tra le ultime case del paese e subito risale con una scalinata fino al successivo ripido pendio, tappezzato di lastroni di arenaria, che mena alla Chiesa di Santa Maria della Rocca (detta anche “Chiesa della Madonna del Divino Amore” – 1108 m.), costruita sulla cima del sovrastante Monte Rocca.
Giunti nei pressi della Chiesa, seguire a sinistra dell’edificio il sentiero che si sviluppa tra spettacolari costoni di roccia che tagliano a mezza costa il pendio, entrando a mano a mano nella vallata del fosso Vargo, affluente del Chiarino.

Guadato il torrente, si continua per una pista che sale nel bosco, oltrepassando radure, e dopo ampie curve s’immette in un altro sentiero più evidente fino a raggiungere la strada brecciata, in questo tratto pianeggiante. Procedendo lungo il sentiero fino al tratto in cui risulta evidente il tracciato che sale sulla sinistra, recuperato dai volontari nell’agosto 2019, si giunge infine all’altare dedicato alla Madonna del Chiarino, nei pressi del quale sono presenti una fonte e l’eremo di Sant’Amico di Avellana, che ivi dimorò tra il X e il XI secolo.

Giunti a questo punto, proseguire in direzione della Fonte di Sant’Amico, la sorgente situata nei pressi dell’altare, per risalire, seguendo la traccia GPS, fino al Fosso dell’Inferno. Superato successivamente un fosso con acqua, si prosegue per guadare altri due fossi, stavolta situati a distanza ravvicinata tra di loro. Dopo aver guadato un altro fosso (il quinto nel tragitto dopo aver superato l’altare) si prosegue per raggiungere la strada che sale da Illica e che si percorre verso destra, in discesa. Dopo 400 m s’incontra, sotto strada, l’Oasi WWF di Lago Secco o Lago Nero, circondato da una staccionata (1548 m).

L’Oasi, con la sua faggeta alternata a pascoli in quota, è solcata da una fitta rete di sorgenti, ruscelli, laghi, torbiere e pozze d’acqua di varie dimensioni che rendono gradevole e vivo il paesaggio. Al centro di questa zona umida si trovano il lago Secco, appunto, ed il lago della Selva che rappresentano i principali specchi d’acqua non stagionali della zona.

L’Oasi WWF di Lago Secco copre una superficie di circa 14 ettari ad una altitudine compresa tra 1.400 m. e 1600 m. al centro dell’ampia valle del torrente Chiarino nel settore settentrionale del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Fu istituita nel 1989 grazie all’acquisto di terreni da parte del WWF Italia per sventarne le iniziative distruttive dell’ambiente naturale, in un’area che è stata inserita dalla Comunità Europea tra i siti di grande importanza per la conservazione della biodiversità nel continente europeo.

Da qui l’escursione prosegue aggirando il Lago Secco sulla destra e dirigendosi verso Nord scendendo per un ripido pendio sino ad intercettare un sentiero pianeggiante che, verso destra, porta alla vicinissima Fonte Agro Nero, anch’essa recintata, che sgorga a 1500 m da una pozza d’acqua.
Per raggiungere il Lago della Selva (breve percorso non presente sulla traccia GPS), invece, tornati indietro per il sentiero, si costeggia un laghetto situato in una conca con un faggio isolato, si sale leggermente verso sinistra e per un avvallamento ci si porta verso destra raggiungendo il Lago della Selva, nascosto nel bosco, circondato da una staccionata e visibile solo alla fine (1496 m).

DISCESA:
Si ripercorre il sentiero pianeggiante e, raggiunta la sommità della conca con il laghetto ed il faggio isolato, si scende liberamente verso destra (Nord-Est) nell’anfiteatro del Fosso della Valle in Sù, ad intercettare in basso una pista che scende nell’Agro Nero (prima per prati, poi nella macchia). La pista, non sempre evidente, volge verso destra (tralasciare una deviazione a sinistra e, in una radura, due successive a destra) ed attraversa un fosso.

Poco dopo, per la sterrata divenuta più marcata, si percorre una valletta e, trascurata sulla destra una deviazione secondaria, si raggiunge un bivio, situato in una curva, subito prima che la pista attraversi il Fosso della Valle in Su.

Lasciata la pista di sinistra che conduce a Poggio d’Api, si segue quella di destra che si biforca dopo una leggera salita. Si prende a sinistra e ci si tiene sempre sulla pista principale che scende con ripide serpentine (ignorare le deviazioni a destra) e s’immette sulla strada Colle-Poggio d’Api. Seguendola verso destra, in 450 m si raggiunge il ponte Ramazzotti e Colle. in direzione della frazione di Poggio d’Api, senza tuttavia la necessità di entrarvi potendo imboccare la destra nel tratto finale della carrareccia e rientrando così a Colle.

 

Si avvisano gli escursionisti della possibilità che alcuni tratti dei sentieri non risultino talvolta adeguatamente ripuliti (specialmente per via della ricrescita della vegetazione) e/o non adeguatamente segnati. “Arquata Potest” si scusa per eventuali disagi specificando in ogni caso che NON RISPONDE DI ALCUN TIPO DI RESPONSABILITA’, che rimane in via esclusiva in capo ai singoli escursionisti e frequentatori dei sentieri in questione.

Distanza: 13 km

Dislivello: 677 m

Quota minima: 948 m

Quota massima: 1625 m

Sentiero n° 376 (S.I.) + 375

Segnaletica presente: solo parzialmente

traccia GPS