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COLLE D’ARQUATA – MACERA DELLA MORTE – PIZZO DI SEVO

– Si segnala che a Colle non prende la linea telefonica (funziona solo TIM): raccomandiamo pertanto scaricare la traccia GPS prima di arrivare a Colle (fino al paese precedente, Spelonga, la linea telefonica funziona bene). E’ fortemente consigliato scaricare la traccia GPS.

Gli anziani di Colle ricordano che in gioventù salivano a coltivare i campi sino a sopra Passo il Chino, sulla larga cresta della Macera della Morte. Qui seminavano l’avena e quotidianamente a metà giornata un mulo, guidato da donne, portava su le vettovaglie per rifocillare chi lavorava.
C’era allora una frequentazione della montagna del tutto inimmaginabile al giorno d’oggi.
Data la situazione economica, la terra e le sue risorse erano d’importanza fondamentale. Perciò i confini tra le comunanze erano rigidi ed i pastori di Vallecchia, che spingevano le greggi sui ripidissimi pendii boscosi del versante orientale per raggiungere le piccole radure sotto la cresta, stavano bene attenti a non oltrepassarla e sconfinare nelle zone coltivate!

La Macera della Morte è stato un punto di riferimento per più di 8 secoli per i confini tra Regno di Napoli e Stato della Chiesa, che dal Chiarino continuavano per cima Monteguidone. Intorno al 1500 queste creste erano battute dai banditi dei 2 territori che, per sfuggire alla caccia delle rispettive milizie, sconfinavano, a seconda della provenienza, verso Nord o Sud. Ma questo allegro via-vai durò poco. Infatti nel 1580 si concluse un accordo, tra il Papa e il Viceré, che autorizzava i militi a sconfinare, nel dare la caccia ai criminali, fino a 12 miglia dal proprio territorio.

 

ITINERARIO:
Il tracciato parte da Colle d’Arquata, più precisamente dai pressi del Ponte “Ramazzotti” (dove è anche possibile parcheggiare il mezzo), il quale collega questa frazione con quella di Poggio d’Api (comune di Accumoli, RI).

Dal ponte, nei pressi del lato sinistro, seguire la breve rampa in cemento che scende tra le ultime case del paese e subito risale con una scalinata fino al successivo ripido pendio, tappezzato di lastroni di arenaria, che mena alla Chiesa di Santa Maria della Rocca (detta anche “Chiesa della Madonna del Divino Amore” – 1108 m.), costruita sulla cima del sovrastante Monte Rocca.
Giunti nei pressi della Chiesa, seguire a sinistra dell’edificio il sentiero che si sviluppa tra spettacolari costoni di roccia che tagliano a mezza costa il pendio, entrando a mano a mano nella vallata del fosso Vargo, affluente del Chiarino.
Guadato il torrente, si continua per una pista che sale nel bosco, oltrepassando radure, e dopo ampie curve s’immette in un altro sentiero più evidente fino a raggiungere la strada brecciata, in questo tratto pianeggiante, che conduce alle chiuse ENEL.
Non troppo distante sorgono i resti dell’eremo di Sant’Amico di Avellana, che predicò tra questi monti.
Si piega pochi metri a destra e si rientra nel bosco in direzione di ampie radure tra boschi. Alternando radure tra boschi si arriva al rifugio ENEL. Dal rifugio si traversa verso destra, si oltrepassa un piccolo fosso e si rimonta ad un’altra radura che termina poco oltre. A questo punto si entra nel comodo bosco di faggi e sempre dritti si sbuca sui prati a quota 1800 m.
Si segue l’ampio crinale fino a ricongiungersi con la cresta nord-nord-ovest della Macera. Per questa fino in vetta (2073 m – la traccia GPS del presente itinerario non sale in Vetta alla Macera della Morte ma ci passa immediatamente sotto).

Dalla vetta della Macera della Morte, si vedono il Pizzo di Sevo e, dietro a sinistra, la Cima Lepri (metri 2445) sulla cresta dei Monti della Laga.
Sotto la Macera, un antico cippo segna l’odierno confine tra Marche, Lazio ed Abruzzo, mentre, prima dell’unità d’ Italia era il confine tra il Regno dei Borboni e quello della Chiesa.

A questo punto prendere una delle numerose piste agricole che dalla Macera della Morte conduce verso il Pizzitello (2221 m) e da lì al Pizzo di Sevo (m 2419).

 

Parte delle informazioni del presente itinerario sono tratte da “Monti della Laga: guida escursionistica” di A. Alesi, M. Calibani e A. Palermi; Società Editrice Ricerche.
Escursione fortemente sconsigliata in caso di scarsa visibilità.
Si avvisano gli escursionisti della possibilità che alcuni tratti dei sentieri non risultino talvolta adeguatamente ripuliti (specialmente per via della ricrescita della vegetazione) e/o non adeguatamente segnati. “Arquata Potest” si scusa per eventuali disagi specificando in ogni caso che NON RISPONDE DI ALCUN TIPO DI RESPONSABILITA’, che rimane in via esclusiva in capo ai singoli escursionisti e frequentatori dei sentieri in questione.

Distanza: 10,9 km

Dislivello: 1408 m

Quota minima: 1011 m

Quota massima: 2419 m

 

traccia GPS